Nota a TAR Lazio, Roma, Sez. III Quater, 22 settembre 2025, n. 16369
Con una pronuncia di notevole importanza, la n. 16369/2025, il T.A.R. Lazio interviene su uno dei temi più delicati e innovativi del nuovo Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 36/2023): l’obbligo di indicazione separata dei costi della manodopera.
La sentenza, nel sancire l’esclusione di un’offerta per aver “nascosto” quasi interamente tali costi nella voce “spese generali”, stabilisce un principio rigoroso: la trasparenza sul costo del lavoro non è un mero formalismo, ma un requisito di ammissione essenziale, la cui violazione non è sanabile.
1. La vicenda
Il caso riguarda l’aggiudicazione di una gara per la fornitura di sistemi infusionali. Il disciplinare indicava un costo stimato per la manodopera di circa 360.000 euro, specificando che tale voce “non era soggetta a ribasso”.
L’impresa aggiudicataria, ha presentato un’offerta indicando un costo per la manodopera di soli 35.000 euro, con un ribasso di fatto superiore al 90%. Solo in sede di verifica di anomalia, ha sostenuto di aver allocato la parte mancante (oltre 320.000 euro) all’interno delle “spese generali”.
La seconda classificata ha impugnato l’aggiudicazione, sostenendo l’illegittimità di tale operazione.
2. L’art. 108, c.9 del Codice e la funzione di garanzia dell’indicazione separata
Il T.A.R. Lazio, accogliendo il ricorso, fonda la sua decisione su un’interpretazione rigorosa e teleologica dell’art. 108, comma 9, del nuovo Codice.
Una tutela rafforzata per i lavoratori
Il giudice evidenzia come il D.Lgs. 36/2023 abbia introdotto una tutela rafforzata per i lavoratori. L’obbligo di indicare i costi della manodopera in modo separato, a pena di esclusione, non è un adempimento burocratico, ma una norma sostanziale.
La sua ratio è quella di consentire alla stazione appaltante un controllo immediato e incisivo sulla sostenibilità dei costi salariali e sul rispetto dei minimi previsti dai Contratti Collettivi Nazionali.
Divieto di “occultamento” nelle spese generali
Di conseguenza, il Tribunale afferma che non è possibile allocare i costi della manodopera, nemmeno parzialmente, nella voce “spese generali”.
Le due voci hanno natura e funzione distinte. Permettere una simile “confusione contabile” vanificherebbe lo scopo della norma, rendendo il controllo della P.A. più difficile e opaco.
Divieto di Modifica Sostanziale dell’Offerta
Il punto più qualificante della sentenza è la qualificazione del tentativo dell’aggiudicataria come una modifica sostanziale e postuma dell’offerta economica.
L’offerta con cui si concorre è quella presentata entro i termini, che in questo caso indicava un costo del lavoro palesemente incongruo. La successiva “ricomposizione” in sede di giustificazione non è un chiarimento, ma una vera e propria rettifica di un elemento essenziale, in palese violazione della par condicio competitorum. Il procedimento di verifica dell’anomalia serve a giustificare l’offerta, non a riscriverla.
3. Conclusioni
La sentenza del T.A.R. Lazio conferma che la trasparenza sui costi del lavoro è un valore non negoziabile, presidiato da una sanzione espulsiva non sanabile.
L’operatore economico è chiamato a un onere di chiarezza fin dal momento della formulazione dell’offerta, senza poter confidare in “aggiustamenti” successivi.
La pronuncia, in definitiva, rafforza la dimensione sociale del contratto pubblico, garantendo che la concorrenza sul prezzo non avvenga mai a discapito della dignità e dei diritti dei lavoratori.
TAR Lazio Roma sez. III quater 22/9/2025 n. 16369
Costi della manodopera: divieto di allocazione nelle spese generali
1. Contratti pubblici – Costi della Manodopera – Obbligo di indicazione separata nell’offerta
2. Contratti pubblici – Costi della Manodopera – Divieto di allocazione dei costi della manodopera nelle “Spese Generali”
3. Contratti pubblici – Verifica di anomalia – Divieto di modifica sostanziale dell’offerta in sede di anomalia
4. Contratti pubblici – Costi della manodopera – Ribassabilità dei Costi della Manodopera
1. Il D.Lgs. 36/2023 ha introdotto una tutela rafforzata per i costi della manodopera, imponendo agli operatori economici di indicarli separatamente e a pena di esclusione nell’offerta economica. Questa disposizione, innovativa rispetto al codice precedente, è finalizzata a consentire alla stazione appaltante un controllo più incisivo e immediato sulla congruità dei costi e sul rispetto dei minimi salariali. (Rif.: art. 108, c.9 del D.Lgs. 36/2023)
2. In virtù del predetto obbligo di indicazione separata, non è possibile allocare il costo della manodopera, nemmeno parzialmente, all’interno della voce “Spese Generali”. Le spese generali comprendono risorse diverse e ulteriori rispetto alla manodopera, la quale deve avere una sua autonoma e chiara evidenziazione nell’offerta. (Rif.: art. 108, c.9 del D.Lgs. 36/2023)
3. Il sub-procedimento di verifica dell’anomalia serve a chiarire e giustificare le voci che compongono un’offerta, non a modificarne la struttura o le sue componenti essenziali. È pertanto inammissibile che un concorrente, dopo aver indicato in offerta un costo della manodopera irrisorio, tenti di “recuperare” tale importo in sede di giustificazione, affermando di averlo incluso in altre voci di costo (come le spese generali). Tale operazione si configura come una modifica postuma e sostanziale dell’offerta economica, in violazione della par condicio. (Rif.: art. 110, c.1 del D.Lgs. 36/2023)
4. Il divieto di ribasso sul costo della manodopera non è assoluto, ma deve essere inteso nel senso che l’operatore può indicare un costo inferiore a quello stimato dalla P.A. solo se è in grado di fornire adeguate giustificazioni (es. migliore organizzazione aziendale), fermo restando il rispetto dei minimi salariali previsti dal CCNL. (Rif.: art. 41, c.14 del D.Lgs. 36/2023)
Sintesi della sentenza
1. Il caso di specie
La controversia riguarda l’aggiudicazione di una gara per la fornitura di sistemi infusionali indetta in forma aggregata da diverse ASL del Lazio. La società seconda classificata (OMISSIS S.p.A.) ha impugnato l’aggiudicazione alla prima (OMISSIS S.r.l.), sostenendo che la sua offerta fosse palesemente illegittima e dovesse essere esclusa.
Il punto centrale era la gestione del costo della manodopera. Il disciplinare di gara, oltre a indicare un costo stimato di circa 360.000 euro per la manodopera, stabiliva che tale voce “non era soggetta a ribasso”. L’impresa aggiudicataria, OMISSIS, ha presentato un’offerta economica indicando un costo della manodopera di soli 35.000 euro (con un ribasso di oltre il 90%). Solo successivamente, in sede di verifica di anomalia e a seguito di contestazioni, ha giustificato la sua offerta sostenendo di aver allocato la parte restante del costo del lavoro (circa 330.000 euro) all’interno della voce “Spese Generali”.
2. La Decisione del T.A.R. Lazio
Il Tribunale Amministrativo Regionale ha accolto il ricorso principale della seconda classificata, annullando l’aggiudicazione, e ha dichiarato inammissibile per carenza di interesse il ricorso incidentale dell’aggiudicataria.
Il giudice ha ritenuto l’operato di OMISSIS e la valutazione della stazione appaltante palesemente illegittimi, basandosi su un’interpretazione rigorosa del nuovo Codice:
1. Violazione dell’Obbligo di Indicazione Separata: Il T.A.R. ha affermato che l’art. 108, comma 9, del D.Lgs. 36/2023 impone, a pena di esclusione, che i costi della manodopera siano indicati in modo separato e distinto. Non è quindi consentito “nasconderli” o allocarli all’interno delle spese generali.
2. Modifica Sostanziale dell’Offerta: Il tentativo di OMISSIS di giustificare ex post la quasi totalità del costo del lavoro come parte delle spese generali è stato qualificato dal giudice come una modifica sostanziale e inammissibile dell’offerta economica, avvenuta dopo la scadenza dei termini e in violazione della par condicio. L’offerta da valutare era quella originaria, con un costo della manodopera palesemente incongruo di 35.000 euro.
3. Improcedibilità del Ricorso Incidentale: Poiché l’offerta di OMISSIS è stata ritenuta illegittima nella sua stessa formulazione, il T.A.R. ha dichiarato che la società non aveva più alcun interesse a contestare (con il ricorso incidentale) la legittimità della clausola sul divieto di ribasso del costo della manodopera, in quanto la sua esclusione derivava da un vizio a monte.
3. Conclusioni
In conclusione, la sentenza sancisce la perentorietà dell’obbligo di indicare in modo chiaro e separato i costi della manodopera, impedendo manovre elusive o correzioni postume che alterino la struttura dell’offerta economica.
Pubblicato il 22/09/2025
N. 16369/2025 REG.PROV.COLL.
N. 03232/2025 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Terza Quater)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 3232 del 2025, integrato da motivi aggiunti, proposto da
OMISSIS S.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, in relazione alla procedura CIG B1743B822F, rappresentato e difeso dagli avvocati Jacopo Emilio Paolo Recla, Lara Bonoldi, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;
contro
OMISSIS, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Valentino Vincenzo Giulio Vescio di Martirano, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;
Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Andrea Claudio Maggisano, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;
Anac Autorita’ Nazionale Anticorruzione, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliataria ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12;
nei confronti
OMISSIS S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Gabriele Rosario G. Tricamo, Marco Orlando, Antonietta Favale, Matteo Valente, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;
Per quanto riguarda il ricorso introduttivo:
per l’annullamento, previa sospensione cautelare dell’efficacia:
del provvedimento di aggiudicazione adottato con Deliberazione prot. n. 154 del 3 febbraio 2025 e comunicato in data 4 febbraio 2025 con cui l’Azienda Ospedaliera Universitaria OMISSIS ha disposto l’aggiudicazione della “gara comunitaria a procedura aperta telematica espletata in forma aggregata, ai sensi dell’art. 71 del D. Lgs. 36/2023, finalizzata all’affidamento della fornitura in modalità full-service di sistemi infusionali comprensivi di materiale monouso e copertura full-risk occorrenti all’Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea, all’OMISSIS e all’Asl Viterbo per una durata di 60 mesi, con eventuale proroga per ulteriori 12 mesi” a favore di OMISSIS S.r.l. (doc.1);
– ove occorrer possa, della comunicazione prot. n. 2471 del 4 febbraio 2025 con cui il provvedimento di aggiudicazione è stato comunicato a OMISSIS S.p.A. (doc.1-bis);
– di tutti i verbali concernenti le operazioni di gara nelle parti in cui non hanno escluso OMISSIS S.r.l., ivi inclusi il verbale (allo stato non noto) relativo al sub-procedimento di anomalia dell’offerta di OMISSIS (doc.2);
– della nota prot. n. 3839 in data 20 febbraio 2025 e trasmessa a OMISSIS S.p.A. in pari data con cui l’Azienda Ospedaliera Universitaria OMISSIS ha comunicato, all’esito dell’ulteriore attività istruttoria compiuta a fronte dell’istanza di annullamento in autotutela presentata da OMISSIS S.p.A., che “non è tata rivenuta la sussistenza dei presupposti per il relativo accoglimento” (doc.3);
– ove occorrer possa, della nota prot. n. 4586 del 28 febbraio 2025 con cui l’Amministrazione non ha concesso l’accesso a OMISSIS ma ha assegnato a OMISSIS termine per esercitare l’opposizione all’accesso (doc.4);
– dei giustificativi presentati dall’operatore economico OMISSIS nell’ambito del sub-procedimento di verifica dell’anomalia dell’offerta citati dall’Azienda Ospedaliera Universitaria OMISSIS nel provvedimento di aggiudicazione e nella nota di rigetto dell’istanza in autotutela allo stato non cogniti in quanto non forniti a fronte dell’istanza di accesso;
– in ogni caso, della lex specialis, e di tutti gli allegati costitutivi della medesima, nelle parti di cui in esposizione (doc.5; doc.6; doc.7);
– in ogni caso, di qualsiasi altro atto presupposto, conseguenziale o comunque connesso relativo alla procedura di gara;
nonché
– per la declaratoria di inefficacia dei contratti nelle more eventualmente stipulati e per il susseguente subentro di OMISSIS; nonché per la condanna al risarcimento del danno subito, in forma specifica, ovvero – in subordine – per equivalente economico.
Per quanto riguarda i motivi aggiunti presentati da OMISSIS S.P.A. il 3\4\2025 :
per l’annullamento, previa sospensione cautelare dell’efficacia, dei provvedimenti impugnati con il ricorso introduttivo, vale a dire:
“del provvedimento di aggiudicazione adottato con Deliberazione prot. n. 154 del 3 febbraio 2025 e comunicato in data 4 febbraio 2025 con cui l’Azienda Ospedaliera Universitaria OMISSIS ha disposto l’aggiudicazione della “gara comunitaria a procedura aperta telematica espletata in forma aggregata, ai sensi dell’art. 71 del D. Lgs. 36/2023, finalizzata all’affidamento della fornitura in modalità full-service di sistemi infusionali comprensivi di materiale monouso e copertura full-risk occorrenti all’Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea, all’OMISSIS e all’Asl Viterbo per una durata di 60 mesi, con eventuale proroga per ulteriori 12 mesi” a favore di OMISSIS S.r.l. (doc.1);
– ove occorrer possa, della comunicazione prot. n. 2471 del 4 febbraio 2025 con cui il provvedimento di aggiudicazione è stato comunicato a OMISSIS S.p.A. (doc.1-bis);
– di tutti i verbali concernenti le operazioni di gara nelle parti in cui non hanno escluso OMISSIS S.r.l., ivi inclusi il verbale (allo stato non noto) relativo al sub-procedimento di anomalia dell’offerta di OMISSIS (doc.2);
– della nota prot. n. 3839 in data 20 febbraio 2025 e trasmessa a OMISSIS S.p.A. in pari data con cui l’Azienda Ospedaliera Universitaria OMISSIS ha comunicato, all’esito dell’ulteriore attività istruttoria compiuta a fronte dell’istanza di annullamento in autotutela presentata da OMISSIS S.p.A., che “non è tata rivenuta la sussistenza dei presupposti per il relativo accoglimento” (doc.3);
– ove occorrer possa, della nota prot. n. 4586 del 28 febbraio 2025 con cui l’Amministrazione non ha concesso l’accesso a OMISSIS ma ha assegnato a OMISSIS termine per esercitare l’opposizione all’accesso (doc.4);
– dei giustificativi presentati dall’operatore economico OMISSIS nell’ambito del sub-procedimento di verifica dell’anomalia dell’offerta citati dall’Azienda Ospedaliera Universitaria OMISSIS nel provvedimento di aggiudicazione e nella nota di rigetto dell’istanza in autotutela allo stato non cogniti in quanto non forniti a fronte dell’istanza di accesso;
– in ogni caso, della lex specialis, e di tutti gli allegati costitutivi della medesima, nelle parti di cui in esposizione (doc.5; doc.6; doc.7);
– in ogni caso, di qualsiasi altro atto presupposto, conseguenziale o comunque connesso relativo alla procedura di gara;”;
nonché
– per la declaratoria di inefficacia dei contratti nelle more eventualmente stipulati e per il susseguente subentro di OMISSIS; nonché per la condanna al risarcimento del danno subito, in forma specifica, ovvero – in subordine – per equivalente economico.
Per quanto riguarda il ricorso incidentale presentato da OMISSIS S.R.L. il 11\4\2025:
per l’annullamento, in parte qua
– della legge di gara e dei relativi allegati, ed in particolare degli artt. 3 e 17 del disciplinare di gara, laddove interpretati nel senso prospettato dalla ricorrente principale e, quindi, di non consentire ai concorrenti di proporre un’offerta con un ribasso della base di gara comprensiva dei costi della manodopera (e, quindi, recanti un divieto alla ribassabilità dei costi della manodopera) ed altresì l’indicazione di un diverso CCNL rispetto a quello individuato negli atti di gara nonché nella parte in cui è stato individuato il CCNL applicabile ed è stato stimato il costo della manodopera (doc. 1);
– ove occorrer possa, del bando tipo ANAC n. 1/2023 (doc. 12 – Bando tipo ANAC n. 1/2023) e della relativa relazione illustrativa (doc. 13 – Relazione illustrativa), laddove interpretati nel senso fatto proprio dagli atti di gara e prospettato dal ricorrente principale, di non consentire la ribassabilità dei costi della manodopera e/o l’applicabilità di un diverso CCNL;
– in parte qua della Deliberazione prot. n. 154 del 3 febbraio 2025 e comunicato in data 4 febbraio 2025 con cui l’Azienda Ospedaliera Universitaria OMISSIS ha disposto l’aggiudicazione della “gara comunitaria a procedura aperta telematica espletata in forma aggregata, ai sensi dell’art. 71 del D. Lgs. 36/2023, finalizzata all’affidamento della fornitura in modalità full-service di sistemi infusionali comprensivi di materiale monouso e copertura full-risk occorrenti all’Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea, all’OMISSIS e all’Asl Viterbo per una durata di 60 mesi, con eventuale proroga per ulteriori 12 mesi” facendo proprie tutte le operazioni di gara, ivi inclusa la fase indittiva e tutti gli allegati (doc. 4);
– di ogni altro atto presupposto, connesso e consequenziale, ancorché non conosciuto.
Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di OMISSIS S.r.l. e di OMISSIS e di Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea e di Anac Autorita’ Nazionale Anticorruzione;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 8 luglio 2025 la dott.ssa Claudia Lattanzi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO e DIRITTO
La ricorrente, OMISSS, ha impugnato l’aggiudicazione della “gara comunitaria a procedura aperta telematica espletata in forma aggregata, ai sensi dell’art. 71 del D. Lgs. 36/2023, finalizzata all’affidamento della fornitura in modalità full-service di sistemi infusionali comprensivi di materiale monouso e copertura full-risk occorrenti all’Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea, all’OMISSIS e all’Asl Viterbo per una durata di 60 mesi, con eventuale proroga per ulteriori 12 mesi” a favore di OMISSIS S.r.l.
Per quanto qui interessa, il Disciplinare ha stabilito che “i costi della manodopera non sono soggetti a ribasso” precisando che:
– il costo della manodopera per l’installazione è pari ad Euro 56.776,68;
– il costo della manodopera per la manutenzione programmata è pari ad Euro 227.106;
– il costo della manodopera per la mutazione correttivo è pari ad Euro 75.702,10.
Per un totale pari ad Euro 359.584,98.
La ricorrente ha dedotto i seguenti motivi: 1. 1. Violazione e falsa applicazione della lex specialis – Violazione e falsa applicazione dell’art. 41 co. 10 del d.lgs. 36/2023 – Violazione e falsa applicazione degli artt. 108 e 110 del d.lgs. 36/2023 – Eccesso di potere per manifesto difetto di istruttorio – Eccesso di potere per travisamento dei presupposti di fatto e di diritto – Eccesso di potere per illogicità manifesta – Violazione e falsa applicazione del principio giuridico dell’autovincolo – Violazione e falsa applicazione del principio di par condicio – Violazione e falsa applicazione del principio del legittimo affidamento. 2. Violazione e falsa applicazione della lex specialis – Violazione e falsa applicazione dell’art. 41 co. 14 del d.lgs. 36/2023 – Violazione e falsa applicazione degli artt. 108 e 110 del d.lgs. 36/2023 – Eccesso di potere per manifesto difetto di istruttorio – Eccesso di potere per travisamento dei presupposti di fatto e di diritto – Eccesso di potere per illogicità manifesta.
Sostiene la ricorrente:
– che l’offerta di OMISSIS doveva anzitutto essere esclusa in quanto formulata in aperta violazione del Disciplinare di gara che ha imposto che “i costi della manodopera non sono soggetti a ribasso”, posto che OMISSIS ha indicato quale costo della manodopera l’importo quinquennale di Euro 35.000, e quindi un ribasso superiore al 90% rispetto all’importo quinquennale di Euro 359.584,98 stimato dall’Ente;
– che, anche a voler ammettere il ribasso dell’offerta sul costo di lavoro, il ribasso applicato da controparte risulta comunque prima facie abnorme e macroscopico e del tutto inidoneo a consentire il rispetto dei minimi salariali.
L’Azienda OMISSIS ha rilevato:
– che solo la totale omissione del dato relativo al costo di manodopera comporta l’esclusione dalla gara del concorrente, mentre la parziale o inesatta indicazione della stessa impone un procedimento di verifica ex art. 110 del d. lgs. 36/2023;
– che all’esito dei chiarimenti emergeva una voce di manodopera persino superiore al minimo stabilito dalla stazione appaltante nel disciplinare;
– che il divieto di ribasso della voce relativa alla manodopera non debba essere intesa “…in senso assoluto ed inderogabile”, ma la diminuzione possa essere ritenuta lecita, qualora vengano fornite adeguate giustificazioni e rispettati i CCNL di riferimento;
– che nell’offerta economica OMISSIS aveva fissato una voce di manodopera pari a 35.000 euro, ma in sede di verifica ha chiarito di aver indicato, all’interno della voce relativa alle spese generali, i costi di manodopera, pari all’11% dell’offerta (pari a €358.296,09), indicando poi il complessivo costo della manodopera in € 365.982,00, perfettamente in linea con il minimo preventivato dalla stazione appaltante, nonché nel pieno rispetto della capienza di tale voce.
La controinteressata OMISSIS ha rilevato:
– che non è prevista una rigida impossibilità di riduzione dei costi della manodopera, ma si consente al concorrente di poter ridurre detti costi laddove dimostri che tale evenienza sia dovuta alla “più efficiente organizzazione aziendale”. Il Codice dei contratti pubblici non prevede che in assoluto i costi della manodopera non possano essere ribassati, né tantomeno prevede una causa di esclusione diretta per quel concorrente che indichi costi della manodopera inferiori a quelli stimati dalla stazione appaltante;
– che OMISSIS non ha effettuato alcun ribasso della manodopera, avendo la stessa sì indicato in offerta un costo per la manodopera di 35.000 euro, ma ha dimostrato nel subprocedimento di verifica dell’anomalia dell’offerta, di aver considerato nella formulazione dell’offerta, un costo per la manodopera di € 365.982,00;
– che è possibile per un concorrente dimostrare il reale costo della manodopera considerato ai fini della formulazione dell’offerta, anche laddove lo stesso sia stato incluso tra le “spese generali”, purché le stesse risultino capienti.
Con motivi aggiunti proposti a seguito dell’ostensione di documentazione la ricorrente ha dedotto i seguenti motivi: A) Sulle censure relative ai giustificativi non omissati di OMISSIS: 6. Violazione e falsa applicazione dell’art. 110 del D.lgs. 36/2023 e dell’art. 41 co. 14 del D.lgs. 36/2023 – Violazione e falsa applicazione della lex specialis – Eccesso di potere per illogicità manifesta – Eccesso di poter per travisamento dei presupposti di fatto e diritto – Difetto di istruttoria – Violazione e falsa applicazione dei principi di imparzialità, trasparenza e par condicio competitorum. B) Sulle censure emergenti dalla disamina dei giustificativi e dei chiarimenti resi in data 14 febbraio 2025 da OMISSIS a fronte dell’istanza di annullamento in autotutela. 7. Violazione e falsa applicazione dell’art. 110 del D.lgs. 36/2023 e dell’art. 41 co. 14 del D.lgs. 36/2023 – Violazione e falsa applicazione della lex specialis – Eccesso di potere per illogicità manifesta – Eccesso di poter per travisamento dei presupposti di fatto e diritto – Difetto di istruttoria – Violazione e falsa applicazione dei principi di imparzialità, trasparenza e par condicio competitorum. 8. Violazione e falsa applicazione dell’art. 110 del D.lgs. 36/2023 e dell’art. 41 co. 14 del D.lgs. 36/2023 – Violazione e falsa applicazione della lex specialis – Eccesso di potere per illogicità manifesta – Eccesso di poter per travisamento dei presupposti di fatto e diritto – Difetto di istruttoria – Violazione e falsa applicazione dei principi di imparzialità, trasparenza e par condicio competitorum. 9. Violazione e falsa applicazione dell’art. 110 del D.lgs. 36/2023 e dell’art. 41 co. 14 del D.lgs. 36/2023 – Violazione e falsa applicazione della lex specialis – Eccesso di potere per illogicità manifesta – Eccesso di poter per travisamento dei presupposti di fatto e diritto – Difetto di istruttoria – Violazione e falsa applicazione dei principi di imparzialità, trasparenza e par condicio competitorum. 10. Violazione e falsa applicazione dell’art. 110 del D.lgs. 36/2023 e dell’art. 41 co. 14 del D.lgs. 36/2023 – Violazione e falsa applicazione della lex specialis – Eccesso di potere per illogicità manifesta – Eccesso di poter per travisamento dei presupposti di fatto e diritto – Difetto di istruttoria – Violazione e falsa applicazione dei principi di imparzialità, trasparenza e par condicio competitorum. 11. Violazione e falsa applicazione dell’art. 110 del D.lgs. 36/2023 e dell’art. 41 co. 14 del D.lgs. 36/2023 – Violazione e falsa applicazione dell’art. 11 del D.lgs. 36/2023 – Insufficiente tutela delle condizioni economiche minime previste dal CCNL di riferimento –– Violazione e falsa applicazione della lex specialis – Eccesso di potere per illogicità manifesta – Eccesso di poter per travisamento dei presupposti di fatto e diritto – Difetto di istruttoria – Violazione e falsa applicazione dei principi di imparzialità, trasparenza e par condicio competitorum. 12. Violazione dell’art. 41, comma 14, D.lgs. n. 36/2023 – Violazione e falsa applicazione dell’art. 11 del D.lgs. 36/2023 – Insufficiente tutela delle condizioni economiche minime previste dal CCNL di riferimento – Eccesso di potere per illogicità manifesta – Eccesso di poter per travisamento dei presupposti di fatto e diritto – Difetto di istruttoria.
Sostiene la ricorrente:
– che la controinteressata ha operato una radicale ed immotivata modifica strutturale dell’offerta in una sua componente essenziale, sicché la P.A. – in ossequio ai principi di imparzialità, trasparenza e par condicio competitorum – avrebbe dovuto disporne l’esclusione dalla procedura di gara;
– che secondo OMISSIS: – il costo della manodopera indicato nell’offerta economica (ripetesi, pari ad Euro 35.000) sarebbe riferito alla non meglio precisata parte di attività “più specificamente riferita alla fornitura”; – invece, gli altri costi della manodopera relativi ai non meglio precisati “servizi connessi” (pari ad Euro 365.982,00; e sembrerebbe che in tale importo ricadano anche i 35.000 Euro indicati in sede di offerta economica) sarebbero stati invece allocati nella diversa voce dedicata alle “spese generali”. Sennonché tutta la ricostruzione di controparte è postuma e non ha nessun riscontro probatorio, né documentale;
– che i documenti prodotti da OMISSIS sono stati tutti redatti in un momento successivo rispetto alla presentazione dell’offerta economica e successivo anche rispetto alla sua apertura. In altri termini, in disparte i 35.000 Euro di costi effettivamente indicati in offerta, nessuno dei dati successivamente indicati da OMISSIS è contenuto nell’offerta stessa e/o desumibile dall’offerta;
– che in fase di giustificazione dell’offerta, OMISSIS ha esposto una voce autonoma, denominata “costi del personale”, per rappresentare i costi della manodopera quotandoli nella percentuale dell’11% del valore dell’offerta. Ebbene, tale voce (cioè l’11% del valore dell’offerta esplicitato a titolo di costi del personale) non è stata inglobata nelle spese generali, che sono invece state indicate separatamente e quantificate al 5%, come si evince chiaramente dai giustificativi;
– che OMISSIS in sede di chiarimenti ha pacificamente ammesso di non aver inserito nei costi della manodopera dichiarati (Euro 35.000) quelli relativi a plurime attività che devono comunque essere svolte dal proprio personale;
– che non possono inserirsi i costi della manodopera nelle spese generali;
– che l’importo di 35.000 euro indicato nell’offerta economica si riferisca esclusivamente ai servizi connessi all’attività “più specificamente attinente alla fornitura”. Tale importo, nonostante la formulazione poco chiara richiamata dalla controparte, può essere ragionevolmente inteso come riferito ai costi di consegna e trasporto, restando esclusi i costi relativi all’installazione e alla manutenzione;
– che i costi indicati – cioè i 35.000 Euro – non ricadono tra quelli relativi alle attività esplicitate dalla Stazione Appaltante quali rilevanti ai fini della quantificazione dei costi della manodopera;
– che, comunque, sarebbero sottostimati;
– che l’offerta di OMISSIS non garantisce in alcun modo il rispetto delle condizioni economiche minime previste per il personale impiegato, in violazione dell’art. 11 co. 3 del D.lgs. 26/2023.
La OMISSIS ha proposto ricorso incidentale della legge di gara e dei relativi allegati, ed in particolare degli artt. 3 e 17 del disciplinare di gara, laddove interpretati nel senso prospettato dalla ricorrente principale e, quindi, di non consentire ai concorrenti di proporre un’offerta con un ribasso della base di gara comprensiva dei costi della manodopera (e, quindi, recanti un divieto alla ribassabilità dei costi della manodopera) ed altresì l’indicazione di un diverso CCNL rispetto a quello individuato negli atti di gara nonché nella parte in cui è stato individuato il CCNL applicabile ed è stato stimato il costo della manodopera.
La OMISSISe ha dedotto i seguenti motivi: 1) Violazione e falsa applicazione degli artt. 10, c. 2, 41 comma 14 e 83 c. 3 ed altresì degli artt. 1, 2, 4, 5, 101, 107, 108 e 110 del D.Lgs. n. 36 del 2023. Violazione dell’art. 41 Costituzione. Violazione artt. 18 e 67, par. 4 della direttiva 2014/24/UE. Sproporzione. Irragionevolezza manifesta. Violazione del principio di tassatività. Violazione del principio di libera ed effettiva concorrenza. Violazione del principio del clare loqui e del principio di affidamento. Violazione del principio del risultato e della fiducia. Violazione dell’art. 97 della Costituzione 1.1) Sulla nullità dell’art. 3 del disciplinare di gara (e del bando-tipo ANAC n. 1) ove inteso nel senso di un radicale divieto di ridurre il costo della manodopera. 1.2) Sull’illegittimità dell’art. 3 del disciplinare di gara (e del bando tipo ANAC n. 1) ove inteso nel senso di un radicale divieto di ridurre il costo della manodopera. 1.3) Sull’illegittimità del disciplinare di gara per immotivata difformità dal bando ANAC n. 1/2023. 2) Violazione e falsa applicazione dell’art. 11, 41 e 57 del D.Lgs. n. 36 del 2023. Violazione dell’art. 41, c. 13 e 14 e dell’art. 83, c. 3 del D.Lgs. n. 36 del 2023. Irragionevolezza ed illogicità manifesta. Carenza di istruttoria e motivazione. Errore di fatto ed in diritto. Violazione del principio di autovincolo. Violazione del principio del risultato e della fiducia. Sviamento. Violazione dell’art. 97 della Costituzione.
Sostiene la OMISSIS:
– che la prescrizione di cui agli artt. 3 e 17 del disciplinare di gara (così come le analoghe prescrizioni di cui agli artt. 3 e 17 del bando tipo Anac n. 1/2023), ove intese nel radicale senso di impedire tout court un ribasso sulla componente manodopera, sono da ritenersi nulle, nella misura in cui da esse debba conseguire l’esclusione della ricorrente incidentale a causa dell’asserita violazione del relativo precetto;
– che la base d’asta prevista dal disciplinare di gara (art. 3 del disciplinare, pag. 8) si compone delle due voci complessive definite A (importo a base d’asta, dato dalla somma del valore della fornitura di dispositivi + il costo della manodopera) + B (oneri sicurezza, pari a 0);
– che il concorrente, pena l’inammissibilità dell’offerta, avrebbe dovuto offrire un prezzo complessivo inferiore all’importo complessivo a base d’asta, il quale era a sua volta composto dalla componente di fornitura di dispositivi medici ed altresì del costo della manodopera;
– che, sebbene la stazione appaltante abbia nell’art. 3 stabilito che i costi per la manodopera non erano soggetti a ribasso, essa non ha quindi proceduto al suo scorporo dalla base d’asta (i.e. dall’importo da assoggettare a ribasso seguendo l’art. 41 c. 14 del Codice), così rendendo tecnicamente impossibile il rispetto del divieto;
– che qualora si dovesse ritenere l’impossibilità del ribasso del costo della manodopera il bando sarebbe illegittimo;
– che, qualora si dovesse aderire alla tesi della ricorrente principale, per come sviluppata nell’ultimo motivo del ricorso per motivi aggiunti e, quindi, ritenere che l’offerta della OMISSIS i) non rispetterebbe i minimi salariali in ragione dell’applicazione di un diverso CCNL, ii) avrebbe applicato un CCNL diverso da quello indicato dalla stazione appaltante senza poterlo fare e senza dimostrare l’equivalenza delle tutele economiche e normative, si impugna in via subordinata e condizionata la legge di gara (art. 3 del disciplinare) nella parte in cui ha individuato il CCNL di riferimento con quello del settore metalmeccanico.
Si è costituita l’ANAC rilevando come la Relazione illustrativa al Bando-tipo chiarisca che il divieto di ribassabilità dei costi della manodopera non è assoluto.
All’udienza dell’8 luglio 2025 il ricorso è stato trattenuto in decisione.
Il ricorso è fondato.
La giurisprudenza non è concorde sulla possibilità o meno di allocare, almeno in parte, il costo della manodopera all’interno della voce di costo destinata alle c.d. “Spese generali”.
“Secondo un orientamento più restrittivo – richiamato anche da E&P in ricorso – non sarebbe possibile allocare tra le “Spese generali”, ancorché parzialmente, il costo della manodopera non esplicitamente e distintamente dichiarato con l’offerta presentata in sede di gara.
In particolare, il giudice amministrativo ha in proposito stabilito che “Le ‘spese generali’ costituiscono una voce di costo che comprende i costi di tutte le risorse – escluse quelle riconducibili alla manodopera e ad altre voci separatamente indicate – che l’operatore economico dichiara di impiegare per l’esecuzione della commessa; non è richiesto – salvo diversa indicazione del bando o della stazione appaltante in sede di verifica dell’anomalia – che esse siano dettagliatamente esposte” (cfr. Cons. Stato, sez. V, sent. n. 6786 del 3 novembre 2020).
In altre pronunce, che poggiano sull’assunto logico per cui il giudizio di anomalia ha per oggetto l’accertamento della tenuta globale dell’offerta presentata dagli operatori economici in sede di gara (cfr., ex multis, Cons. Stato, sez. VI, sent. n. 8303 del 4 dicembre 2019), la voce di costo relativa alle “Spese generali” è stata ritenuta suscettibile di essere considerata anche ai fini della copertura di una parte dei costi della manodopera non distintamente indicati nella offerta economica, quali, ad esempio, i costi del personale con mansioni direttive, di coordinamento o di raccordo, prestate a beneficio di più contratti in corso di esecuzione nei confronti di differenti stazioni appaltanti (cfr. Cons. Stato, sez. V, sent. n. 7135 del 21 ottobre 2019) e i costi della manodopera relativi ad “urgenze non prevedibili” (cfr. Cons. Stato, sez. VI, sent. n. 788 del 30 gennaio 2020).
In ogni caso, l’allocazione di una porzione dei costi della manodopera all’interno della voce di costo relativa alle “Spese generali” non costituisce un’operazione sempre di per sé legittima, essendo per converso necessario verificare in concreto che nella stessa vi sia capienza sufficiente per garantire la copertura anche di tali specifici costi (cfr. Cons. Stato, sez. V, sent. n. 7135/2019, cit., punto 3.1.1).
7.1.3. Ad una più attenta analisi di tali arresti giurisprudenziali, peraltro, emerge come l’allocazione dei suddetti specifici costi della manodopera nella voce “Spese generali” è stata reputata non irragionevole dal giudice amministrativo anche in considerazione del fatto che si trattava di “costi generali” dell’operatore economico (cfr. Cons. Stato, sez. V, sent. n. 7135/2019, cit., punto 3.1.1; Cons. Stato, sez. VI, sent. n. 788/2020, cit., punto 7), in un caso addirittura non suscettibili di essere quantificati con esattezza ex ante, in quanto correlati ad urgenze non prevedibili e, in parte, connessi al costo di reperibilità dei lavoratori” (TAR Lazio, sez. III, 15 gennaio 2025, n. 666).
Posti questi principi, il Collegio ritiene di aderire alla giurisprudenza per la quale non sia possibile inserire i costi della mano d’opera all’interno delle spese generali.
Come precisato dalla sentenza n. 705/2025 del TAR Toscana “1.6 È noto che il D.lgs. n. 36 del 2023 ha previsto una tutela rafforzata degli interessi dei lavoratori, richiedendo ai partecipanti alla gara di indicare, in via separata, nella propria offerta economica, i costi della manodopera e i costi per gli oneri di sicurezza, sanzionando con l’esclusione la violazione di detto obbligo (come evincibile dagli artt. 41, comma 13, e 108, comma 9, del D.lgs. n. 36 del 2023).
1.7 L’art. 108 comma 9, infatti, prevede espressamente che “nell’offerta economica l’operatore indica, a pena di esclusione, i costi della manodopera e gli oneri aziendali per l’adempimento delle disposizioni in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro eccetto che nelle forniture senza posa in opera e nei servizi di natura intellettuale”.
Detta disposizione, innovativa rispetto al codice previgente nella parte in cui prevede la sanzione dell’esclusione, è evidentemente diretta a consentire alla stazione appaltante un controllo più incisivo sui costi della manodopera e sul rispetto sul rispetto del CCNL.
1.8 In conformità a detta ratio alla base della disposizione sopra citata precedenti pronunce hanno avuto modo di precisare che non è possibile allocare tra le “spese generali”, nemmeno parzialmente, il costo della manodopera non esplicitamente e distintamente dichiarato con l’offerta presentata in sede di gara (Cons. Stato, Sez. V, 19/11/2024, n. 9254 e Cons. Stato, sez. V, sent. n. 6786 del 3 novembre 2020)”.
Nel caso in esame, a fronte di un costo della mano d’opera indicato dall’Amministrazione pari ad euro 359.584,98 la contro interessata ha proposto nella sua offerta un costo pari ad euro 35.000, e solo successivamente, a seguito della richiesta di chiarimenti, la contro interessata ha evidenziato un costo della mano d’opera pari ad euro € 365.982,00, sostenendo che questi erano ricompresi nelle spese generali.
Tale modus procedendi ha sostanzialmente comportato una modifica dell’offerta, di fatto introdotta nel corso del procedimento di verifica dell’anomalia, comportando un’inammissibile rettifica di un elemento costitutivo ed essenziale dell’offerta economica.
In sostanza, l’offerta – che ha omesso parte dei costi della manodopera, per ricomprenderli nell’ambito delle spese generali e nelle successive giustificazioni presentate nel sub procedimento di anomalia – non poteva essere ammessa e considerata legittima e, ciò, specie in un appalto dove detto costo aveva un rilievo così preponderate.
Ad ogni buon conto, anche a voler aderire alla tesi meno restrittiva – per la quale i costi della mano d’opera possono essere inseriti nell’ambito delle spese generali – è da rilevare che, nel caso in esame, questa non sia applicabile, in quanto l’inserimento dei costi della mano d’opera all’interno delle spese generali può essere ammessa per costi non distintamente indicati in offerta, e comunque per costi accessori e non, come nel caso in esame, per coprire praticamente quasi la totalità dei costi della mano d’opera.
Stabilita la non ammissibilità, nel caso in esame, dell’allocazione dei costi della mano d’opera all’interno delle spese generali, il ricorso incidentale perde di interesse, in quanto non ha nessun rilievo stabilire la legittimità o meno del ribasso del costo della mano d’opera.
Infatti, la OMISSIS ha impugnato il bando laddove interpretato nel senso di non consentire ai concorrenti di proporre un’offerta con un ribasso della base di gara comprensiva dei costi della manodopera (e, quindi, recanti un divieto alla ribassabilità dei costi della manodopera) ed altresì l’indicazione di un diverso CCNL rispetto a quello individuato negli atti di gara nonché nella parte in cui è stato individuato il CCNL applicabile ed è stato stimato il costo della manodopera.
Infatti, posto che l’offerta del costo della mano d’opera, proposta dalla OMISSIS, non può configurarsi quale costo reale della mano d’opera, ma questo sia desumibile solo avendo a riguardo i costi generali – tant’è che l’effettivo costo della mano d’opera così come risultante dalle giustificazioni è superiore a quello indicato dalla stazione appaltante – nessun interesse permane alla contro interessata in ordine al ricorso incidentale.
Infatti, anche a ritenere che il costo della mano d’opera sia ribassabile nessun vantaggio ne può derivare alla OMISSIS, in quanto la sua offerta non è giustificabile.
In conclusione, il ricorso e i motivi aggiunti devono essere accolti.
Il ricorso incidentale deve essere dichiarato inammissibile per carenza di interesse.
Le spese, tra la ricorrente, la OMISSIS e l’ASL, seguono la soccombenza.
Sono compensate con l’ANAC.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Quater), definitivamente pronunciando sul ricorso e sui motivi aggiunti, come in epigrafe proposti, li accoglie.
Dichiara inammissibile il ricorso incidentale.
Condanna l’ASL e la OMISSIS al pagamento delle spese processuali che si liquidano in euro 3.000,00 (tremila/00), oltre accessori, a carico di ciascuna parte.
Compensa le spese con l’AGCOM.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 8 luglio 2025 con l’intervento dei magistrati:
Maria Cristina Quiligotti, Presidente
Claudia Lattanzi, Consigliere, Estensore
Francesca Ferrazzoli, Primo Referendario